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Copertina di 'Codice del diritto internazionale e comunitario della bioetica'

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Codice del diritto internazionale e comunitario della bioetica


di

Marini Luca


In promozione

Disponibilità immediata

DETTAGLI DI «Codice del diritto internazionale e comunitario della bioetica»

Tipo Libro
Titolo Codice del diritto internazionale e comunitario della bioetica
Autore
Editore

Giappichelli


EAN 9788834895313
Pagine 400
Data 2009
Peso 575 grammi

COMMENTI DEI LETTORI A «Codice del diritto internazionale e comunitario della bioetica»

Voto medio degli utenti per «Codice del diritto internazionale e comunitario della bioetica»: 5 su 5 (4 commenti)

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, fettamarmellata@gmail.com il 28 December 2009 alle 13:16 ha scritto:

Ho letto con grande interesse il Codice del diritto della bioetica.
E’ incredibile che la vicenda dell’illegittima sostituzione del prof. Marini sia accaduta in un comitato di… etica. Utilissima, per chi fa l’avvocato, la parte documentale con le relative “presentazioni”, che spiegano tanti retroscena di documenti ed atti, anche nazionali, giuridicamente e politicamente controversi. Grazie.

, epazzesco@gmail.com il 28 December 2009 alle 13:19 ha scritto:

Il prof. Marini è un grande. In Italia, chi ha il coraggio di denunciare “in punta di penna” le sciatterie istituzionali, come lui ha fatto nel Focus del Codice? Lo consiglio a tutti quelli che hanno ancora voglia di impegno civile.

, federicadecina@libero.it il 28 December 2009 alle 13:19 ha scritto:

Marini è un ingenuo! Come pensava di potersi occupare di bioetica mantenendo un approccio scientifico e non trasformandosi in un lacchè dei politici? Comunque, è incredibile quanto poco sia etica la bioetica.

il 29 December 2009 alle 12:17 ha scritto:

Richiamo subito la Vostra attenzione perchè i commenti al "Codice" del prof. Marini, elaborati da Giustiniano, Amazzone e Masaniello sono erroneamente riportati nei commenti al libro "Il diritto internazionale e comunitario della bioetica" dello stesso prof. Marini, presentato nel Vostro sito. Per completezza di visione delle opinioni sul "Codice" sarebbe opportuno che quei commenti fossero trasferiti qui.
Per quanto riguarda il mio commento, devo innanzi tutto constatare che in Italia la bioetica, o almeno ciò che viene ricompreso sotto questo nome, segue la sorte riservata a tutte le grandi problematiche, cioè diventa immediatamente un affare politico-ideologico. Ciò traspare chiaramente dall'Introduzione al "Codice" e l'nterpretazione data dal prof. Marini non ha bisogno di essere sostenuta con speciali dimostrazioni. Chiunque abbia seguito, anche soltanto sulla stampa, il dibattito bioetico italiano si è reso conto che non viene ritenuta importante l'analisi scientifica. e le connesse valutazioni, dei temi bioetici in discussione, ma la difesa delle (o il sostegno alle) diverse posizioni politico-ideologiche in campo. Ovviamente, questo modo di procedere non contribuisce ad accrescere il livello di conoscenza dell'opinione pubblica, ma comunque assicura evidenza mediatica e politica a livello personale. Ciò appare tanto più vero se si confronta la fase odierna del dibattito bioetico con quella, definita pionieristica dall'Autore, della prima metà degli anni '90, caratterizzata, quest'ultima, dal grande fervore intellettuale per un campo d'indagine nuovo e stimolante. Il prof. Marini, dopo quella pionieristica, individua altre due fasi del dibattito bioetico italiano:dalla seconda metà degli anni '90 al 2007, caratterizzata dal dibattito sui temi di "inizio vita" e cioè sulle cellule staminali embrionali; e dal 2007 ad oggi, caratterizzata dal dibattito sui temi di "fine vita" e cioè sul testamento biologico. Mi sembra di poter dedurre, quindi, che negli ultimi quindici anni il dibattito bioetico si è concentrato su questioni suscettibili di scatenare correnti di opinione favorevoli, contrarie, dubbiose, prudenti, radicali, di sinistra, di destra, laiche, cattoliche, agnostiche, insomma suscettibili di coinvolgere emotivamente, mediaticamente, politicamente e strumentalmente l'opinione pubblica. I problemi etici, sociali e giuridici derivanti dal progresso e dalle applicazioni della biomedicina, delle biotecnologie e dell nanotecnologie sono rimasti fuori della porta della bioetica italiana. Ma così non è stato a livello internazionale e comunitario, e ciò costituisce un ulteriore ritardo del nostro Paese nei confronti dei nostri partner. Se l'assenza di una qualsiasi politica italiana della ricerca scientifica ha ostacolato, e continua ad ostacolare, la formazione di ricercatori, creando una doppia velocità, internazionale ed interna, dei risultati della ricerca, così il livella del dibattito bioetico nazionale ha favorito, come sostiene il prof. Marini, " la formazione, in Italia, di una generazione di studiosi poco attenti alle tendenze evolutive del dibattito internazionale ed ha determinato lo sviluppo di approcci eminentemente dogmatici e locali alle problematiche di rilevanza bioetica, che sono state proposte al pubblico principalmente in ragione della loro valenza culturale, ideologica e confessionale, nonchè della loro spendibilità politica". Non è, questo, un giudizio di cui i nostri bioeticisti possano andare fieri, ma è un giudizio che ritengo vero perchè corrispondente alla realtà dei fatti.
Una vera e propria chicca del "Codice" è costituita, inoltre, dal Focus che segue l'Introduzione. Quì la bioetica si trasforma in istituzione ed assume tutti i difetti delle istituzioni:improvvisazione, negligenza, reticenza, fino alla illegittimità degli atti, certificata dal TAR.
Il Focus è una vera e propria storia all'italiana, dove si narra, come in una fiaba, delle vicende di un signore (l'Autore) che, in ragione delle sua autonomia di giudizio, è stato oggetto di consensi poi ritirati, di richieste poi negate, di riconoscimenti poi contestati anche con provvedimenti illegittimi. Il quadro complessivo finale non appare esaltante. Da un lato c'è la bioetica ingessata in dibattiti che nulla hanno a che vedere con i problemi reali della comunità nazionale e con la tutela della salute dei cittadini; dall'altro, ci sono bioeticisti che si agitano per conquistare la scena mediatica (o politica o accademica);
infine, c'è l'opinione pubblica che vorrebbe sapere qualcosa di più e di vero non sulle "chimere" ma sugli effetti ( e sui costi) per la salute delle innovazioni tecnoligiche. In conclusione, questo "Codice" giunge a proposito, a patto che chi ha responsabilità di governare questa materia voglia finalmente sottrarre qualcosa all'abbraccio soffocante della politica.

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